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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/486


Ottavio. Io non la posso vedere.

Pantalone. Mo perchè?

Ottavio. Perchè non la posso vedere.

Pantalone. Questo xe un odiarla senza rason.

Ottavio. L’ ho amata senza ragione ; non scu-ebbe strano che senza ragione l’ odiassi.

Pantalone. Ma ghe voi i motivi, per cambiar in odio l’amor.

Ottavio. I miei motivi li ho.

Pantalone. La li diga.

Ottavio. Li dirò, quando sarò costretto doverli dire.

Pantalone. Che voi dir mo quando?

Ottavio. Quando vi rimanderò a casa la vostra figliuola.

Pantalone. La me la vuol mandar a casa?

Ottavio. Sì, col braccio della Giustizia.

Pantalone. Zitto, la vegna qua. Senza tanti strepiti, senza ri- correr alla Giustizia, la me daga mia fia, e nu d’ amor e d’ac- cordo me la togo, e me la meno a casa.

Ottavio. Volentieri. In questa maniera saremo amici piucchè mai. Come volete che noi facciamo?

Pantalone. Vorla restituir la dota, o vorla pagarghe i alimenti?

Ottavio. Quanto vorreste ch’ io le passassi all’ anno ?

Pantalone. All’ anno ... tre ... e do cinque, e do sette ... Sie o settecento ducati all’ anno.

Ottavio. Ebbene, le assegnerò dugento zecchini all’ armo ; siete contento ?

Pantalone. Contentissimo, e mi penserò a mantegnirla decente- mente, in maniera che no la fcizza desonor gnanca a so mcirio.

Ottavio. Sì, bravo, avrò piacere che mia moglie sia ben trattata, che stia bene, che stia sana, e che comparisca decentemente.

Pantalone. Gh’ importa se la meno a Roma ?

Ottavio. Oh, non m’ importa. Conducetela dove volete. Quando è con suo padre, son contento.

Pantalone. Quando vorla che principiemo?

Ottavio. Oggi, se volete. Quando ella vien a casa, ve la con- segno.