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466 ATTO SECONDO


la tranquillità, la contentezza dell’animo sarebbe il sommo bene che si sospira. Io questa felicità l’ho perduta. Io sono in una perpetua guerra con mio marito. Guerra per altro, che da lui si promove al mio povero cuore, il quale altro non cerca che compiacerlo. Il conte Ottavio, che mi amò un tempo colla maggior tenerezza, che faticò per avermi, che mi fu per un anno il più tenero, il più amabile sposo, ora non mi guarda, non parla, fugge l’occasion di vedermi, divide il letto, e mi tratta come s’io fossi la sua più fiera nemica. (piange)

Beatrice. Compatisco il vostro stato. Ma per qual motivo venite da me a fare una simile lamentazione?

Rosaura. Oh Dio! Compatitemi. Vengo da voi, ed eccone la ragione. So che mio marito frequenta la vostra conversazione. So che voi avete la bontà di soffrirlo, e convien dire che siate buona davvero, se tollerar sapete il suo difficile temperamento. Siccome fa egli stima di voi, so che vi ascolterà con rispetto. Vi supplico pertanto, quanto so e quanto posso, vi supplico colle lagrime agli occhi, spremute dal più casto, dal più sincero amor coniugale, parlategli voi per me. Ditegli che un cavaliere onorato non dee maltrattare la moglie onesta; che il sagro vincolo del matrimonio dee escludere ogni altro affetto; che la carità, l’umanità, la coscienza, le leggi del cielo, quelle della natura insegnano amar chi ama, comandano amar chi si deve, minacciano i traditori, gl’ingrati. Ditegli... Oh Dio! Voi saprete dire e immaginare ragioni di queste mie più forti e convincenti. Voi direte cento migliori cose, che a me non possono essere dall’ignoranza mia suggerite. (piange)

Beatrice. (Mi confonde; non la capisco). (da sè) Ma... vostro marito, se non ascolta voi, non ascolterà neanche me.

Rosaura. Talora fanno colpo i consigli de’ buoni amici.

Beatrice. Credete voi ch’io sia buon’amica di vostro marito?

Rosaura. Sì. Di lui, di me, e di tutta la nostra casa.

Beatrice. Come credete ch’egli pratichi in casa mia?

Rosaura. Come praticare si può e si deve con una dama savia, onorata e discreta, quale voi siete.