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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/480


SCENA VI.

La Contessa Rosaura e detti.

Rosaura. Serva della signora Marchesa.

Beatrice. Riverisco la signora Contessa. (con i denti stretti)

Lelio. Signora Contessa. ì • . 7 n i^ e- r^ t s mchmano a tiosaura

Florindo. bignora Contessa. )

Rosaura. Serva loro.

Beatrice. Ehi, da sedere. Accomodatevi, (siedono, e il servitore parte) Volete la cioccolata? (a Rosaura)

Rosaura. Obbligatissima. L’ ho bevuta.

Beatrice. Che prodigio è questo, che voi venghiate a favorirmi?

Rosaura. Signora Marchesa, sono venuta ad incomodarvi, perchè ho bisogno di voi.

Beatrice. Che cosa posso fare per compiacervi? (con simulazione) (Mi aspetto qualche bella scena). (da sé)

Rosaura. Sentite : con licenza di lor signori, (alti due, poi s’accosta all’orecchio di Beatrice) (Desidero parlarvi da sola a sola).

Beatrice. Ma perchè? Non potete parlare alla presenza di questi due cavalieri? (a Rosaura)

Rosaura. (L’ affare è delicato, bramo esser sola ; altrimenti non parlo). (a Beatrice)

Lelio. Amico, (fa cenno a Florindo di partire, e Florindo accenna di sì)

Beatrice. (Basta, aspetteremo che se ne vadano), (a Rosaura) (Son curiosa di sentire che cosa sa dirmi). (Ja sé)

Lelio. Signora Contessa, ha riposato bene?

Rosaura. Benissimo.

Lelio. CheC) buon Canarie!

Rosaura. E vostra bontà.

Florindo. Il vino di Canarie della contessa Rosaura e la cioc- colata della marchesa Beatrice sono due cose preziose.

Beatrice. Ma peire che la bottiglia riesca migliore, quando si vuota mormorando. (1) Bell.: Gran.