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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/467


Brighella. Porteme rispetto, sa, pettegola impertinente.

Corallina. A me pettegola? Ah infame! Ah maledetto! A me pettegola ?

Brighella. Zitto, che el padron no senta.

Corallina. Sei briaco? Sei pazzo? Sei fuori di cervello? Mai più mi hai detto tanto. Ma se avrai più ardire di dirmi una mezza parola, te ne accorgerai.

Brighella. Cossa farala, patrona, cossa farala?

Corallina. Come ? Minacce ? A me ? Temerario ! A me ? (forte)

Brighella. Zitto, che el padron no senta.

Corallina. Ci venai in camera, ci venai a letto.

Brighella. E così? Cossa sarà?

Corallina. Te n’accorgerai.

Brighella. (Oh diavolo ! Custia l’ è una bestia, capace de scan- narme in letto). (da sé)

Corallina. A me pettegola?

Brighella. Oh via mo, no l’ è una gran cosa !

Corallina. Bestiaccia ! A me impertinente ?

Brighella. Le son cosse che se dise tra mari e muier.

Corallina. A me rimproveri, minacce, strapazzi?

Brighella. Ma zitto, che el padron sente.

Corallina. Non me n’importa. Sei un briccone, m’hai strapaz- zata, e mi voglio sfogare. Ma niente, niente, a letto!

Brighella. A letto?

Corallina. Sì, t’aspetto.

Brighella. Eh via.

Corallina. Che via ? Perdermi il rispetto ? Strapazzarmi ! Dirmi pettegola? insolente?

SCENA XX.

// Conte Ottavio di dentro nelle camere, e detti.

Ottavio. Brighella. (lo chiama, e non sente)

Brighella. Via, tasi.

Corallina. A una donna della mia sorta, pettegola, insolente?

Brighella. Mo tasi.