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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/464


JTTO PRIMO

Ottavio. Maledetto quando vi ho conosciuto! (a Pantalone)

Pantalone. Sia pur maledetto, co son vegnìi in sto paese.

Ottavio. Tant’ è. La vostra figliuola io non la posso più ve- dere.

Pantalone. E mi la torrò su, e la menerò via.

Ottavio. Sì, prendetela. Andate, andate con vostro padre, andate. (la spinge, dopo essersi alzato)

Pantalone. Vien, vien, fia mia, andemo.

Rosaura. Eh via, quietatevi, non facciamo scene.

Ottavio. Andate, andate. (come sopra)

Rosaura. Son vostra moglie.

Ottavio. Pur troppo, per mia disgrazia.

Rosaura. Non dicevate cosi una volta.

Ottavio. Pazzo, pazzo ch’ io sono stato !

Rosaura. Ma ! Vi ha illuminato la Marchesina.

Ottavio. Giuro al cielo ! (alza la mano)

Pantalone. Olà, patron, se alza la man ? (si frappone)

Ottavio. Andate via di qui, vecchio insensato.

Pantalone. Andemo via. (a Rosaura)

Rosaura. Ah signor Conte...

Ottavio. Andate, andate.

Rosaura. No, marito mio ...

Ottavio. Sì, andate, non mi seccate. V’ odio, v’ aborrisco, non vi posso vedere. (parte)

Rosaura. Pazienza ! (piange)

Pantalone. Andemo, fia mia.

Rosaura. No, signor padre, lasciatemi andar a letto.

Pantalone. Ti te ne pentirà.

Rosaura. Il cielo mi assisterà.

Pantalone. No ti vedi? El xe un basilisco.

Rosaura. Si ravvederà.

Pantalone. El te bastonerà.

Rosaura. Non lo ha ancora fatto.

Pantalone. El lo farà.

Rosaura. Se lo farà ... Basta : è cavaliere, non lo f^ ara.