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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/463


SCENA XVII.

Brighella e delti.

Brighella. Signor.

Ottavio. Da scrivere.

Brighella. La servo. (E a letto mai!) (da sé, parte)

Rosaura. Caro signor Conte, è tardi ; scriverete domcini.

Ottavio. Non mi rompete la testa.

Pantalone. (Oh che bestia !) (Brighella ritorna con tavolino da scrivere RoSAUE^. Dunque anderò a letto. Marito, v’ aspetto. Non dormo, se non venite. (vezzosa)

Ottavio. Brighella.

Brighella. Signor.

Ottavio. Preparami il letto nella stanza terrena (I). (Brighella parte)

Rosaura. Volete che vada nell’appartamento terreno? Anderò.

Ottavio. Voi andate nella vostra camera. Voglio dormir solo.

Pantalone. (Oh siesta maledetto!) (da se)

Rosaura. Solo!

Ottavio. Signora sì. (scrivendo)

Pantalone. (Povera creatura ! Tolè, anca dormir sola). (da sé)

Rosaura. Ma perchè questa novità?

Ottavio. Andate. (come sopra)

Rosaura. Avete male?

Ottavio. Ho il diavolo che vi porti. Andate via.

Pantalone. Ma questa, sior Conte, non xe la maniera .. , (alteralo)

Ottavio. Come e’ entrate voi ?

Pantalone. La xe mia fia.

Rosaura. Zitto. Vado a letto. (a Pantalone)

Ottavio. In casa mia comando io.

Pantalone. E mi no posso veder a strapzizzcur el mio sangue.

Ottavio. Oh ! un gran sangue !

Pantalone. Onorato, civil e senza macchie.

Rosaura. Zitto, per amor del cielo. Marito, vado nella mia camera. Signor padre, andate a caszL (1) Betl., qui e sotto: neW arcava.