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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/458


Florindo. Sì, e ho anche sentito bestemmiare fra’ denti.

Rosaura. (Assolutamente parlano di mio marito). (da ah)

Lelio. Oh che vino ! Oh che vino !

Florindo. Non ho bevuto il meglio.

Lelio. Da capo. (toma a empire i bicchierini)

Rosaura. Cari signori, vi supplico, per carità, se sapete qualche cosa di positivo, avvisatemi, perchè mi possa regolare. Non temete eh io parli. Son donna, ma so tacere.

Lelio. Eh, non sono poi cose da farne stato. (bevendo)

Florindo. Un poco di parzialità. (bevendo)

Lelio. Vi è della intrinsichezza, ma indifferente. (bevendo)

Florindo. Amicizia. (bevendo)

Lelio. Amor platonico. (bevendo)

Florindo. Oh, oh, amor platonico ! (ride e beve)

Rosaura. Ma parlatemi chiaro.

Lelio. Chiarissimo.

SCENA XIV.

Corallina e detti.

Corallina. Signora, è il vostro signor padre, che gli preme dirvi una parola.

Rosaura. Perchè non viene?

Corallina. Lo sapete; quando vi è gente, non viene volentieri.

Lelio. Signora, vi leveremo l’ incomodo.

Florindo. Che prezioso Canarie !

Rosaura. E volete lasciarmi piena di curiosità?

Lelio. Eh, state quieta. Leggete il vostro libro, e non pensate più in là.

Florindo. Già è tutt’ uno. Felice voi, che siete docile e virtuosa.

Lelio. Domani sarò a riverirvi. Parleremo, discorreremo.

Florindo. Sentirete, sentirete. Felicissima notte !

Rosaura. Serva loro.

Lelio. Riposi bene. O che Canarie ! Madama, (s’inchina e parte)

Florindo. Madama. (parte