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IL TUTORE 415

NOTA STORICA

In mezzo ai molti tutori balordi, delusi, ingannati della letteratura drammatica, che, oltre il teatro del Nostro, mettono capo al classico «Bartholo» di Pierre Beaumarchais, ecco una parentesi, della quale assai si giova la morale, meno l’arte. Giusta lode poterono dare alla virtù di Pantalone G. B. Roberti («tu insegnasti al buon Tutore | Del crescente pupillo a contenere | La man furtiva» Opere, Lucca, 1819, v. XI, p. 173) e lo Schedoni («un Tutore non solo a personali mire avverso riguardo all’affidata giovane, ma fino per illibatezza ritroso a maritarla col proprio nipote» Principii morali del Tea. Modena, 1828, p. 19); ma ingegnosamente N. Beregan (cfr. Memorie, ed. Mazzoni, II, p. 377), nel suo Museo d’Apollo, prima per bocca di Momo contradditore rammentò al Goldoni che «giammai buona commedia virtù diretta espone», per poi temperare il biasimo nella risposta di Talia e comprendere in una lode generale alla festevolezza e alla varietà del teatro goldoniano anche questa sua opera (cfr. Le Comm. del dott. C. G. Torino, vol. XIII, 1758, Mus. d’Ap., pp. 15, 16, 20). Altri, a’ giorni nostri, lo dice «bellissimo esempio, ma di nessun effetto comico, come sono di pochissimo effetto tutte le figure teatrali create con lo sforzo di troppa ragione» (O. Marchini-Capasso G. e la comm. dell’a. Bergamo, 1907, p. 158).

Era alle prime armi il Goldoni, quando, ripetendo figure e gherminelle tradizionali, diede alla scena l’intermezzo la Pupilla (1734). Diciassette anni dopo i ferri arrugginiti del mestiere non facevano più al caso suo. Non dunque tutori ridicoli, quali la consuetudine scenica consigliava: non tutori infedeli e dilapidatori, «de quella razza, | Che scortega e tradisce i so pupilli», stigmatizzati nella Premessa e nel Sonetto in fine alla commedia (ediz. Bettinelli). Neppure innamorati sul serio, come Molière mostra nella Scuola de’ Mariti. A questi penserà più tardi (La Pupilla, commedia). Un tutore presentato da chi del teatro intendeva rinnovare forme e contenuto, e alla scena avea già dato l’Uomo prudente, il Padre di famiglia, la Putta onorata, dovea essere conscio de’ suoi doveri; lontano dunque da basse, egoistiche mire. Potea restar gabbato anch’egli, ma solo perchè i buoni non sempre sono in grado di valutare a pieno l’umana malvagità. Cosi nel 1752 venne composto e si recitò questo tutore che, per quante insidie ponga sul palcoscenico il tedio alla virtù, nella veste di Pantalone e grazie al suo dialetto, tien pure desta l’attenzione e viva la simpatia. Non simpatia: ilarità soltanto dovea destare invece il contutore Ottavio, riscontro comico voluto all’onesta figura di Pantalone. Ma troppo carico il disegno; disgustoso addirittura ne’ particolari realistici, di che un critico tedesco di quei giorni mosse vivace biasimo al Goldoni anche perchè qui «l’indolenza si sposa alla più crassa imbecillità» (Deutsche Bibliothek, der schönen Wissenschaften von Herm Klotz. Halle, 1768, VIII fase. p. 453). Lo spunto a questa figura, nuova nel teatro goldoniano, venne con tutta probabilità al Goldoni dal Negligent del Dufresny (rappr. nel 1692), del quale s’era valso certo più ampiamente tre anni prima per l’omonimo suo libretto. Forse derivò pure di là qualche elemento per la gara tra Beatrice e Rosaura alla conquista di Florindo. Ma quanto maggior finezza nel lavoro fran-