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IL TUTORE 405

SCENA XII.
Pantalone e detta.

Pantalone. E cussì? Sto sior Ottavio no s’ha gnancora visto.

Beatrice. Avete terminata la lettera?

Pantalone. Siora sì.

Beatrice. E Rosaura l’avete veduta?

Pantalone. L’ho vista.

Beatrice. Le avete detto nulla del signor Florindo?

Pantalone. Gh’ho dito qualcossa.

Beatrice. Già me l’immaginavo. Mi piace il pretesto della lettera.

Pantalone. Qualcossa bisognava che ghe disesse.

Beatrice. Ebbene, che cosa ha ella detto?

Pantalone. Gh’ho proposto sior Florindo per mario, e ela ha fatto bocchin, e l’ha dito de sì.

Beatrice. Ma vi ho da essere ancora io.

Pantalone. Seguro che la ghe sarà.

SCENA XIII.
Brighella e detti.

Brighella. Sior Pantalon, l’è domandà.

Pantalone. Chi me voi?

Brighella. El sior Florindo Aretusi.

Pantalone. Diseghe che el resta servido. Se contentela? (a Beatrice)

Beatrice. Sì, venga, ho piacere di vederlo. (Gli darò gusto). (da sè)

Pantalone. Felo vegnir, e po andè da sior Ottavio, e diseghe che l’aspettemo.

Brighella. La sarà servida. (parte)

Pantalone. Un partìo meggio de questo mi no saveria dove andarlo a cercar.

Beatrice. Sì, buono! (con ironia)

Pantalone. Cossa ghe trovela de mal?

Beatrice. Niente. (Florindo non ha creanza; chi non stima la madre, non menta la figliuola). (da sè)

Pantalone. El xe vegnù a tempo, no se lo lassemo scampar.