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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/418



giudicata. Pur troppo si saprà, pur troppo le genti parlano. Ah scellerato ! che cosa avete voi fatto alla mia figliuola ?

Lelio. Niente, signora mia ; le ho parlato e non altro.

Beatrice. Per cagione di quella buona ragazza di Corallina; per altro ...

Lelio. Certamente, Corallina è una ragazza buonissima ; si è con- tentata di dieci (1) zecchini per farmi porger la mano.

Beatrice. Come? Corallina ha avuto dieci zecchini?

Lelio. Sì signora, ve lo giuro sull’ onor mio.

Beatrice. Corallina.

SCENA XI.

Corallina e detti.

Corallina. Signora ... (vede Lelio) Uh. (corre via)

Lelio. Vedete? Fugge per vergogna.

Beatrice. Ah disgraziata! Ora crederò che sia innocente Rosaura? Ora crederò alla vostra modestia? Ora mi fiderò che non sia assassinata ?

Lelio. Signora, ve lo giuro.

Beatrice. Siete un perfido.

Lelio. Credetemi.

Beatrice. Mi avete tradita.

Lelio. Uditemi, signora mia. Tant’ è vero ch’ io sono innocente verso la vostra figliuola, che potrei senza scrupolo sposarmi con voi.

Beatrice. Sposarvi con me? (placidamente)

Lelio. Sì signora, ve lo protesto.

Beatrice. Siete un discolo, uno scapestrato. Per altro questa sa- rebbe la via per rendere la riputazione a mia figlia.

Lelio. Deh signora mia ...

Beatrice. Ecco vostro padre.

Lelio. Lasciatemi nascondere. (Anco questa ha otto o diecimila ducati). (da sé ; entra nella stanza di prima)

Beatrice. Indegno ! sposarmi ! Basta ... (!) Ben. e Pap.: trenta.