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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/414


Rosaura. Oh, il signor Pantalone non mi corbella (0).

Beatrice. Perchè?

Rosaura. Oh, non me la fa più.

Beatrice. Egli non ne ha colpa.

Rosaura. Sì, SI, non ne ha colpa ! Se non era Corallina, so io dove mi metteva. CoE^ALLlNA. Basta ; la cosa è andata bene, non ne parlicimo più.

Rosaura. Io sto bene dove sono, colla mia cara mamma.

Beatrice. Ma in ritiro dovete andare.

Rosaura. Signora madre, siete d’ accordo anche voi col signor Pantalone ?

Beatrice. Certamente passiamo di concerto.

Rosaura. Ah! me l’ha detto Corallina.

Corallina. Oh, io non fallo mai ! (L’ equivoco non può esser più bello). (da sé)

Beatrice. Dunque non vorreste andare in ritiro ?

Rosaura. Signora no.

Beatrice. Ma perchè?

Rosaura. Perchè... sarò maltrattata... Mi chiuderanno fra quattro mura... Non vedrò più nessuno... (piange)

Beatrice. Eh via...

Corallina. Oh, vi dirò, signora mia. Il signor Lelio ha dette certe cose, che l’ hanno intimorita. Non è vero ? (a Rosaura)

Rosaura. Signora sì.

Corallina. Ed egli la voleva sposare. Non è vero?

Rosaura. Signora sì.

Beatrice. Bene bene; la discorreremo.

SCENA VII.

Pantalone e dette.

Pantalone. Patrone reverite. Siora Rosaura, con so bona grcizia, ho da dir un no so che a so siora mare ; la favorissa de reti- rarse per un pochetto. (1) Betl. e Pap.: non mi cucca.