Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/402


Lelio. Ma Rosaura sarà poi mia?

Corallina. Lasciate fare a me. (’)

Lelio. Come farai?

Corallina. Niente, con una somma facilità. La signora Rosaura dice presto di sì. Con quattro delle mie parole ve la faccio sposar su due piedi.

Lelio. Mi raccomando.

Corallina. Mandatela qui, e non dubitate.

Lelio. (Mai più ho speso il mio denaro sì bene. Quattordicimila ducati : e quando Rosaura è maritata, la tutela è finita). (da sé, parte)

Corallina. Finalmente io posso sempre dire di essere stata tra- dita. La padrona mi ha obbligato accompagnar la figliuola. Chi ha da sognare, che un uomo che rapisce una ragazza, si vaglia di me per persuaderla? Dirò che ho gridato in vano, e niuno mi viene a guardare in tasca.

SCENA XVII.

Rosaura e detta.

Rosaura. E ancora non si vedono queste signore ! Io non so che cosa mi dica. Direi degli spropositi.

Corallina. Oh che belle cose, che si sentono al giorno d’ oggi !

Rosaura. Il signor Pantalone dov’ è ?

Corallina. Il signor Pantalone verrà.

Rosaura. Ma intanto che cosa facciamo qui ? Era meglio ch’ io stessi a casa a terminar la mia manica.

Corallina. Eh signora Rosaura, il vostro tutore ve ne vuol fare una brutta.

Rosaura. Oimè ! il signor Pantalone ?

Corallina. Sì, quel signor Pantalone, che pare il ritratto dell’ono- (I) Segue nelle edd. E5etl. e Pap.: « L-el, Avverti che non porterai li denari fuori di quella casa. Cor. Ih I Chi sono io ? Qualche zingara ? Mi maraviglio di voi. Lei. Come farai ? ecc. » .