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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/396


Ottavio. Perchè mi cascano i calzoni.

Beatrice. Eh, uomo da poco, senza riputazione.

Ottavio. Io?

Beatrice. Sì, voi ; ho mandato a chiedere il vostro parere per disimpegnarmi con Lelio, e voi avete detto che vada.

Ottavio. Bisognava mettermi in sospetto che Lelio mi potesse ingannare, e allora avrei detto di no.

Beatrice. Siete un pazzo.

Ottavio. Ehi, avete fatto crepare vostro marito, ma con me non fate niente.

Beatrice. Povera la mia figliuola ! Che cosa sarà di lei ?

Ottavio. Che cosa volete che sia? Niente.

Servitore. Signora, è il signor Florindo che vorrebbe riverirla. (a Beatrice, e parte)

Beatrice. Vengo. (parte)

Ottavio. Eh ! quando si tratta di visite, mia sorella è lesta come un gatto. Non si ricorda più di sua figliuola. Oh, io anderò a riposare un poco. (’) (si avvia verso il letto, e si chiude

SCENA XIV.

Camera di Beatrice. Beatrice e Florindo.

Beatrice. Oh bravo! Siete stato uomo di parola.

Florindo. Quando prometto, non manco.

Beatrice. Sediamo.

Florindo. Mi sono presa la libertà di portarvi quattro dolci del mio paese.

Beatrice. Oh obbligatissima ! Troppo compito. ( 1 ) Bett. aggiunge : Chi è di là ? Segue f>oi altra scena : « Arlicchino. Sior. Gh ’ elo più quel vecchio maledetto dalle peae ? Ott. Dammi mano. Ari. Son qua. Olt. s’alza. Spo- gliami. Arlicchino lo spoglia e getta in terra tabarro, cappello e perrucca. La berretta. Ari. Dov’ela ? Ott. Presto, la berretta ? Ari. Ma dov’ eia ? Ott. Povero me I Mi raffreddo. Da qui. si mette il cappello d’Arlecchino. Ari. Oh bello I Ott. Arìdiamo, si fa dar mano. Ari. Dove ? Ott. A riposare un poco. Ari. (Oh che porco I) S’ avviano verso il letto, e si chiude >.