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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/392


Ottavio. Saranno sotto il letto.

Pantalone. Presto, caro vu, che preme. (a Brighella)

Brighella. (Porta scarpe vecchie affibbiate 0)) Eie queste?

Ottavio. Sì, queste.

Brighella. Come s’ha da far a metterle?

Ottavio. Oh, io non le tiro mai su le scarpe ; patisco de’ calli. (si mette le scarpe a pianta (2)

Pantalone. Cussi faremo più presto.

Brighella. Vólela la velada?

Pantalone. Oibò, metteve su el tabarro.

Ottavio. Sì, dite bene. Il tabarro.

Brighella. Dov’elo?

Ottavio. Sarà sul letto.

Brighella. El tabarro per coverta. (lo va a prerìJere)

Pantalone. Via, leveve suso.

Ottavio. Aspettate. (Brighella viene col tabarro) Dammi mano. (a Brighella)

Brighella. Son qua.

Ottavio. Anche voi. (a Pantalone)

Pantalone. Oh che pazienza! (Ottavio si leva e gli mettono il tabarro)

Brighella. Vólela la perucca?

Ottavio. Quanto mi spiace a levarmi la mia berrettai Sì, dammi la parrucca.

Brighella. Dov’ela?

Ottavio. Io non lo so.

Pantalone. Tolè, adesso no se troverà la perucca.

Ottavio. Aspetta ... credo sia caduta dietro la seggetta.

Brighella. A profumarse. (la va a prendere)

Ottavio. E tanto che non l’adopero! (a Pantalone)

Pantalone. (Debotto no posso più. Ma se vago via mi, costù no se parte più de casa). (da se)

Brighella. Ho trova la perucca. (porta la parrucca tutta arruffata)

Ottavio. Oh, bravo! (1) Bett. aggiunge: col calcagno piegalo. (2) Bett.: le scarpe salto piedi.