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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/389


Ottavio. Eh, non importa. La tavola apparecchiata non dà fastidio a nessuno. Va a prendere la pipa.

Arlecchino. Vado, sior sì. (Oh che poltroni (’)) (da sé, parte)

Ottavio. Bel gusto ! Mangiare, bere, dormire, fumare, star a se- dere, e non far niente ! E non far niente !

SCENA IX.

Pantalone e detto.

Pantalone. Sior Ottavio, ve reverisso. (affannato (2)

Ottavio. Servo, signor Pantalone. Che e’ è, che vi vedo affannato ?

Pantalone. Ho premura de parlarve, ma che nissun senta.

Ottavio. Oh, siete qui sempre colla vostra premura. Voi mori- rete (3) presto.

Pantalone. Eh compare, se tratta de onor. Lasse che serra sta porta.

Ottavio. No, non la serrate.

Pantalone. Perchè?

Ottavio. Perchè aspetto la (4) pipa.

Pantalone. Eh, altro che pipa. (vuol chiuder l’uscio)

Ottavio. Lasciatela aperta. Di che avete paura?

Pantalone. Via, quel che volè. Sappiè, sior Ottavio caro, che vostra nezza (a) xe stada menada via.

Ottavio. Oh!

Pantalone. E no se sa dove che la sia.

Ottavio. Oh!

Pantalone. Quella cara vostra sorella l’ ha lassada andar colla cameriera.

Ottavio. Oh!

Pantalone. E per scusarse, la disc che vu gh’ ave dà conseggio. (a) Nipote. (1) Bett. e Pap. aggiungono: Oh che porco! (2) Bett.: ansante. (3) Beli.: morite. (4) Bett. e Pap.: la mia.