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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/376


Pantalone. Manco mal, cussi faremo le cosse d’ amor e d’ac- cordo.

Rosaura. Signora madre, mi venete a vedere?

Beatrice. Sì, sì, verrò,

Rosaura. Condurrete il signor Florindo?

Beatrice. Via, via, fraschetta, va a finir la tua manica, (parte)

Rosaura. E non si parla di mangiare.

Pantalone. Vedere, fìa mia, che sarè tutta contenta.

Rosaura. Oh ! io mi contento di tutto.

Pantalone. Brava, sieu benedetta. Se seguiterè cussi, a sto mondo sarè felice. Beato quello che ve toccherà. No ve dubitè, fìa mia, siè bona, e el cielo ve assisterà. A so tempo ve farò no- vizza (a) se vorrè, e stè certa che averzirò (i) ben i occhi, e no ve darò ne un spuzzetta (e), ne un scavezzacollo, ma un putto sodo, che ve possa mantegnir da par vostro, e che ve voggia ben.

Rosaura. Grazie, signor Pantalone. (Oh se mi desse il signor Florindo, lo prenderei tanto volentieri !) (da sé, parte

SCENA XX (1).

Pantalone e Lelio.

Pantalone. Sior fio, son qua da eia.

Lelio. Eccomi a’ vostri comandi. (Bisogna imbonirlo). (da se)

Pantalone. Voleu pensar a muar vita, o voleu che mi pensa a farve muar paese?

Lelio. Signor padre, vi domando perdono dei dispiaceri che fi- nora vi ho dato. Conosco che ho fatto male. Ne sono pen- tito, e mi vedrete intieramente cangiato.

Pantalone. Distu dasseno, o xelo un dei to soliti proponimenti?

Lelio. Dico davvero, e lo vedrete.

Pantalone. El cielo voggia che ti dighi la verità, e che ti pensi (a) Sposa. (i) Aprirò. (e) Un cacazibetto. (1) E unita nell’ed. Bett. alle scene precedenti.