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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/370


Beatrice. Oh ! è assettata ch’ è un pezzo. Ella s’ alza due o tre ore prima di me.

Florindo. Si vede che è una giovane di garbo.

Beatrice. Non dico perchè sia mia figlia, ma vi assicuro, è una gioja.

Florindo. Degna figlia^ di una sì degna madre.

Beatrice. Siete troppo obbligante. (gli fa una riverenza)

Florindo. (Se Rosaura non si vede, io me ne posso andare), (da sé)

Beatrice. Via, accomodatevi, sedete.

Florindo. In verità, è tardi, (guarda l’orologio) A casa mi aspet- teranno.

Beatrice. Mezz’ora (’) non incomoda. Tenetemi un poco di com- pagnia.

Florindo. Verrò dopo pranzo ...

Beatrice. Aspettate ; non volete nemmeno dare il buon giorno a Rosaura? Ehi, Corallina.

SCENA XIV.

Corallina e detti.

Corallina. Signora?

Beatrice. Di’ a Rosaura che venga qui subito. Il signor Florin- do la vuol salutare.

Corallina. Sì signora. (Ma ! Se vuol mantener la conversazione, ci vuol l’ciiuto della figliuola). (da sé, parte)

Beatrice. Caro signor Florindo, non abbiate tanta fretta di partire.

Florindo. Quando si tratta di compiacervi, resterò. (siede)

Beatrice. Oh, così mi piace. Siete un uomo adorabile. (siede)

Florindo. (Guarda verso la scena.)

Beatrice. Che cosa guardate?

Florindo. Guardavo ... Mi pareva di veder qualcheduno.

Beatrice. Badate a me. Come state di cicisbea?

Florindo. Oh, io non ne ho certamente. (!) Ben.: Una mezz’ora.