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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/367


Pantalone. Lasse far?

Ottavio. Ci pensi ella. (si va addormentando)

Pantalone. Ve par mo che un omo civil, come che sé vu, abbia da far sta vita cussi poltrona, senza abbadar alla casa, senza saver chi va e chi vien? Tolè, el s’ indormenza. Zocco (a), (0 tangaro maledetto. (gridando parte)

Ottavio. (2) O cara questa poltrona ! Si sta pur bene ! Ma parmi che sarebbe ora d’andare a pranzo. Ehi, chi è di là?

SCENA XII.

Brighella, Arlecchino e dello; poi un allro seroitore.

Arlecchino. Sior.

Brighella. Cossa comandela?

Ottavio. Si mangia o non si mangia?

Arlecchino. Presto, el patron voi magnar.

Brighella. El cogo ha messo su adesso la manestra. Da qua mezz’ oretta l’ anderà in tavola.

Ottavio. Non la finite mai.

Arlecchino. L’ è quel che digo anca mi, non se magna mai.

Ottavio. Arlecchino, come stai d’ appetito ?

Arlecchino. Benissimo, per servirla. Brigheu^. Vólela intanto, che demo una revista a sto contarello? (gli mostra un foglio)

Ottavio. Andate da mia sorella. Che minestra e’ è ?

Brighella. Risi.

Ottavio. Ah! Arlecchino, ti piace il riso (3)?

Arlecchino. Me piase (4) : no tanto come la polenta, ma poco manco.

Ottavio. Oh buona eh, quella polentina! (a) Ceppo. (I) Bett. e Pap. aggiungono ; salgher, (2) Bett.: " Chi e ? svegliandosi. Mi sognavo che il ìlgnor Pantalone gridava, e non c’è più. O cara ecc. ». (3) Bett.: /( piacciono i risi ? (4) Bett.: / me piase. bb