Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/315


L'AMANTE MILITARE 303

SCENA XV.
Don Garzia e detti.

Garzia. Bravo signor alfiere! Chi porterà per voi la bandiera?

Alonso. Io farò il mio dovere. (vuol uscire)

Garzia. Eh, divertitevi colla vostra bella. (l'impedisce)

Alonso. Liberate il passo. (tenta passare)

Garzia. Consolatevi ancora un poco. (come sopra)

Alonso. Eh, giuro al cielo! (dà una spinta a don Garzia, che traballando si scosta; indi parte correndo. Rosaura entra in altra camera.)

SCENA XVI.
Don Garzia, poi Beatrice.

Garzia. Ah temerario! ti raggiungerò. (mette mano alla spada e va per uscire dalla porta)

Beatrice. Dove colla spada alla mano?

Garzia. A voi non rendo conto de’ passi miei.

Beatrice. Per questa porta non passerete. (chiude l’uscio)

Garzia. Lieve ostacolo per uscire.

Beatrice. No, non si passa senza uccidere chi l’impedisce. (si sente suonar il tamburo)

Garzia. Presto, toglietevi da quella porta.

Beatrice. No, se prima non mi sposate.

Garzia. Che sposarvi? Ho da sposarvi1 a suon di tamburo?

Beatrice. Avete a darmi la mano; avete a mantenermi la fede; altrimenti di qui non parto.

Garzia. (Oimè! il tempo passa, la compagnia è sull’armi; pericola l’onor mio). (da sè) Giuro al cielo, toglietevi di costì!2

Beatrice. Svenatemi.

Garzia. (Che faccio! minacciare una donna?) (da sè)

Beatrice. Via, uccidetemi, se avete cuore.

  1. Pap.: sposarmi.
  2. Segue nell’ed. Pap.: «Beatr. No, se non mi sposate. Garz. Vi ferirò