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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/309


SCENA IX.

Don Sancio e soldati.

Sancio. Eppure lo compatisco. Gli mostro in faccia rigore, ma sento nel mio cuore pietà. (0 Se nota non mi fosse la sua pru- denza, l’avrei con la forza arrestato.

SCENA X.

Arlecchino vestito da donna, e detti.

Arlecchino. Per tutto l’è pien de soldadi. No so dove sconderme, no so dove andar.

Sancio. (Che donna è questa ?) (da sé)

Arlecchino. (Oh diavol ! L’ è qua el me capitanio. Anderò da un’ altra parte). (da sé)

Sancio. Mi ha guardato, ha mostrato timore e vuol andarsene indietro? Voglio conoscerla. Eia, donna, chi siete voi?

Arlecchino. (Oh, poveromo mi !) (da sé, vuol fuggire)

Sancio. Fermatevi, dico ; chi siete ?

Arlecchino. Sono una fanciulla. (alterando la voce)

Sancio. Dove andate?

Arlecchino. A cercar mio padre.

Sancio. Chi è vostro padre?

Arlecchino. Non lo so.

Sancio. (Vi è qualche inganno), (da sé) Scopritevi.

Arlecchino. Signor no.

Sancio. Perchè non vi volete scoprire?

Arlecchino. Per la mia pudicizia.

Sancio. (Costui è un uomo, che carica la voce. qualche spia?) ArIìCCHINO. (Oh, se podesse scappar !)

Sancio. Scopriti, o ti farò scoprire a forza di bastonate.

Arlecchino. (Ah, ghe son !) (da sé (1) Pap. aggiunge: / miei rimproveri serviranno a confermarlo nelle massime del cero onore.

(coiTìe sopra

(cotTìe sopra

(come sopra Sarebbe mai

(da sé)

(da sé