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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/295


Beatrice. Ah perfido! GaI^IA. Servo umilissimo. (in atlo di partire)

Beatrice. Ah ingrato!

Garzia. Padrona mia riverita. (0 (corrìe sopra)

Beatrice. Fermatevi.

Garzia. Con tutta la venerazione e il rispetto. (parte)

Beatrice. Rimango stupida, non so che credere, non so che pen- sare. Possibile che don Garzia faccia sì poco conto di me? Sa quanto l’amo, sa la mia fedeltà, sa tutto, e così mi lascia? E così mi maltratta ? E così paga l’ amor mio, la mia tene- rezza ? Ah, non per questo posso lasciar d’ amarlo. Egli forse ha voluto provare la mia costanza. Voleva forse vedermi pian- gere (2). Lo cercherò, (3) e ancorché piangere io non sappia, stu- dierò la maniera di trar le lagrime con artificio, poiché queste sono la più sicura via per trionfare degli uomini. Fine dell’Atto Primo. (I) Segue nell’ed. Pap.: < Beatr. Ah scellerato! Garz. Con ialla ecc. > (2) Segue nell’ed. Pap.: voleva vedermi in alto supplichevole e non minaccioso. (3) Pap. aggiunge: lo pregherò.