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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/293


Garzia. No, faccio per dirvi sinceramente tutti li fatti miei. Sen- tite, e ditemi se sono di buon gusto.

Beatrice. (Ah, fremo di gelosia !) (da sé)

Garzia. Una è donna Aspasia, la figlia di quel dottore ignorante a cui, per aver libertà, ho dato ad intendere che lo farò es- sere auditore del reggimento. Un’ altra è donna Rosimonda, la quale mi ha caricato di finezze, ed io non ho fatto altro per lei, che farle avere la cassazione d’ un soldato. La terza è quella ridicola di donna Aurelia, colla quale cenavo quasi tutte le sere. La quarta è una mercantessa, che voi non conoscete; costei darebbe fondo al fondaco di suo manto, per avere l’o- nore di esser servita da un uffiziale. Le altre due sono gio- vani di basso rango : una cugina d un caporale, che in grazia sua è diventato sergente ; e l’ altra figlia d’ un sergente strop- piato, a CUI ho fatto ottenere un posto nell’ospitale.

Beatrice. Bravo, signor tenente, ed io ...

Garzia. E voi siete la settima che in questa piazza ho avuto r onore di servire.

Beatrice. Ah, voi mi avete tradita.

Garzia. Tradita ? Come ? Che cosa vi ho fatto ?

Beatrice. ^ Avete giurato d’ amarmi.

Garzia. È vero, e vi ho mantenuta la parola, e vi ho amata.

Beatrice. Come potete dire d’ avermi amata, se con sei altre vi siete divertito?

Garzia. Oh, la sarebbe bella che si dovesse amare in questo mondo una cosa sola ! lo amo le donne, amo gh amici, amo i cavalli, amo la bottiglia, amo la tavola, amo la guerra, amo cento cose, e dubitate che non abbia avuto dell’ amore anche per voi?

Beatrice. Che parlare è il vostro? Confondete le donne con i cavalli, colla guerra, colle bottiglie?

Garzia. L’ uso che se ne fa è diverso : ma l’ amore che io sento per tutte queste cose, è lo stesso.

Beatrice. Dunque voi provaste per me l’amore istesso che pro- vate per un cavallo?