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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/287


SCENA XII.

Piazza col Corpo di guardia, ed una tavola con vino e denari. Brighella con divisa. Due Caporali e soldati. Si suona il tamburo.

Brighella. Me manca ancora quattro omeni a ridur completa la compagnia del nostro capitanio ; se podessimo farli avanti de marciar, la saria una bella cossa. CapoRALL Li faremo. Abbiamo la libertà in questo paese di poter reclutare. Li faremo.

Brighella. Sti paesani i è furbi come el diavolo.

SCENA XII!.

Arlecchino e detti.

Arlecchino. Non vedo l’ ora che vada via sti soldadi. Ogni dì da Corallina ghe ne trovo qualchedun da novo. La dis che la me voi ben, la dis che no me dubita: ma sti mustacchi i me fa paura. (51 suona il tamburo, ed i soldati fanno allegria)

Arlecchino. Bravi ! pulito ! o che bella cossa ! o che bella con- verscizion !

Brighella. Amigo, alla vostra salute.

Arlecchino. Bon prò ve fazza.

Brighella. Favori, vegiù avanti.

Arlecchino. Grazie.

Brighella. Se comande, sé patron. AriìCCHINO. Riceverò le vostre finezze.

Brighella. Presto, deghe da bever.

Caporali. Prendete, amico, mangiate e bevete.

Brighella. E che se stia allegramente. (cantano (Arlecchino mangia, heoe e canta con i soldati.)

Brighella. Cossa diseu? Ve piasela sta bella allegria? (a^/ .«4 r/eccAino)

Arlecchino. Se la me pias ? E come ! Ma chi seu vucJtri siori ?

Brighella. Semo soldadi.

Arlecchino. Soldadi? E i soldadi i fa sta bella vita?