Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/282


JTTO PRIMO

Rosaura. Meglio ... Vi siete battuto ? (a don Alonso)

Alonso. Sì.

Pantalone. Cossa xe sta, perchè te xe vegnìi mal? (a Rosaura)

Rosaura. Non lo so. Siete ferito? (a don Alonso)

Alonso. No.

Pantalone. Te sentistu altro?

Rosaura. Signor no ; l’altro è ferito ?

Alonso. Sì.

Rosaura. Oimè.

Pantalone. Cossa gh’astu?

Rosaura. Niente. Dove è ferito?

Pantalone. Parla con mi.

Rosaura. Dove ? ...

Pantalone. Cossa dove ?

Rosaura. Don Garzia è ferito.

Pantalone. A so danno, cossa t’ importa a ti ?

Rosaura. Don Alonso, di voi che sarà?

Alonso. Non temete, non sarà nulla.

Rosaura. (Misera me!)

Pantalone. Ti pianzi? Tomemio da capo?

Rosaura. (Il cuor mi predice qualche sventura).

Pantalone. (Mi no so cossa sia sto negozio ; sto pianzer, sto parlar sotto ose, sto vardar el sior alfler, no me piase gnente. Ho paura che sia vero quel che me xe sta dito). (da sé)

Alonso. (Non vi affliggete, cara. L’ ho ferito in un braccio, non sarà nulla). (piano a Rosaura)

Rosaura. (Ma sempre colla spada in mano). (piano ad Alonso)

Pantalone. (Eh ! qua ghe xe dei radeghi). (da se) Sior alfler, se la se contenta, ghe vorave dir una paroletta. (a don Alonso)

Alonso. Eccomi a’ vostri cenni.

Rosaura. (Ah, mio padre si è insospettito). (da sé)

Pantalone. Ande via, siora ; andè in t’ un’ altra camera.

Rosaura. Mi sento male.

Pantalone. Andeve a buttar sul letto.

Rosaura. Sola ? ... (a don Alonso (a Rosaura (a don Alonso (a Rosaura (a Pantalone, distratta (a Pantalone (da sé, piange (da sé