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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/243


Corallina. Se i ha negozia tra de lori, cossa gh’ intrio mi ?

Lelio. Orsù, non mi fate montare in bestia.

Corallina. No la se scalda, patron.

Lelio. Quando mi scaldo, dico.

Corallina. Dasseno?

Lelio. E quando dico, stradico.

Corallina. Eh via!

Lelio. E dirò a voi quello che ho detto a quell’ altra.

Corallina. Cossa gh’ ala dito ?

Lelio. Carogna.

Corallina. Pezzo daseno, imparè a parlar, (gli dà uno schiaffo; via)

Lelio. Ecco la solita risposta. Ma se le parole non giovano, una altra volta faremo i fatti.

SCENA VII.

Pantalone e detto.

Pantalone. E cussi, sior Lelio, aveu parla con mia fra?

Lelio. Così non avessi parlato.

Pantalone. Perchè?

Lelio. Perchè in risposta mi ha regalato uno schiaffo.

Pantalone. Com’èla? xela rotta?

Lelio. Io credo di no.

Pantalone. Ma perchè v’ ala dà uno schiaffo ?

Lelio. Perchè le ho detto carogna.

Pantalone. Semo qua coi vostri bei complimenti. Ve par che a una putta civil se gh’ abbia da dir ste insolenze ?

Lelio. Via, accomodatela voi ; quella parola non la dirò mai più.

Pantalone. Mo perchè dirghela?

Lelio. Quando le donne non mi vogliono, la dico per energia, per entusiasmo di colica.

Pantalone. Patlu i dolori colici?

Lelio. Oibò. Patisco la bile nelle glandule gutturali.

Pantalone. Basta, sentirò cossa che la disc, la farò vegnir qua. Se poderemo giustarla, la giusteremo; se no, bon viazzo.