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LA CASTALDA 169

Beatrice. E poi resterete solo.

Pantalone. Ma! Pur troppo.

Beatrice. Eh no, non resterete solo. Avrete la cara compagnia della vostra castalda.

Pantalone. Certo, per dir el vero, de Corallina no me posso lamentar.

Beatrice. Ma finalmente è una serva.

Pantalone. La xe una serva ...

Beatrice. Chi sa? Potrebbe anche divenir padrona.

Pantalone. Nol saria el primo caso.

Beatrice. Bell’onore per altro, che voi fareste alla vostra casa!

Pantalone. Saravelo un disonor per mi?

Beatrice. Non so con qual faccia vorreste comparire fra i galantuomini pari vostri.

Pantalone. (L’ha fatto tanti altri; lo posso far anca mi). (da sè)

Beatrice. Vi mancherebbero migliori partiti, se ne voleste?

Pantalone. In sta età no xe cussi facile.

Beatrice. Più facile di quello che vi pensate.

Pantalone. Disela dasseno?

Beatrice. Un uomo sano, ben fatto, come siete voi, è desiderabile da qualunque donna.

Pantalone. Oh, che cara siora Beatrice!

Beatrice. Molto più poi da una vedova, che non abbia certe frascherie nel capo.

Pantalone. Cussì diseva anca mi.

Beatrice. Basta che la vedova sia una donna civile, e non sia una servaccia.

Pantalone. No saveria cossa dir.

Beatrice. Ah, signor Pantalone, se mi fosse lecito di parlare...

Pantalone. La parla, cara ela, la diga con libertà.

Beatrice. Voi siete troppo innamorato della vostra castalda.

Pantalone. Ghe dirò ... se poderave anca dar ...

Beatrice. Basta, se mi potessi di voi fidare!

Pantalone. La se fida; no son miga un putello.

Beatrice. (Parmi che egli vada cedendo). (da sè)