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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/163


Pantalone. Ho parla de sior Lelio. Non alo anca parla con vu? No seu contenta de torlo?

Rosaura. Non è vero, signore.

Florindo. (Che confusione è questa ?) (da sé

SCENA XII.

Corallina e detti.

Corallina. Signor padrone, una parola in grazia.

Pantalone. Aspettè, cara vu, che senta cossa xe sto negozio. (a Corallina)

Corallina. Il negozio che io ho da dirvi, preme assai più. Favo- rite ascoltarmi.

Pantalone. Vegno subito. Ma sior Lelio m’ ha dito.... (a Rosaura)

Corallina. Di questo parlerete poi. Badate a me, signore.

Pantalone. E1 m’ ha anca zurà.... (a Rosaura)

Corallina. Sia maladetta la mia fortuna....

Pantalone. Via, no andè in collera, son con vu. Parleremo dopo ; andè via de qua. (a Rosaura)

Rosaura. Per carità, signore....

Pantalone. Ande via, ve digo. No fé che ve daga una man in tei muso. (a Rosaura)

Rosaura. (Pazienza. Oh cieli ! Che cosa sarà di me ?) (da sé, parte)

Pantalone. E eia, patron, se no la comanda gnente, la me per- metta, che gh’ ho un poco da far. (a florindo)

Florindo. Signore, io voleva parlarvi per la signora Rosaura.

Pantalone. Xe tardi, patron, la xe dada via.

Florindo. Ma se è un equivoco....

Pantalone. Con so bona grazia, adesso no ghe posso badar.

Florindo. Parleremo poi con più comodo.

Pantalone. Sior sì, sior sì, tutto quel che la voi.

Florindo. Vi son servitore.

Pantalone. Patron caro.

Florindo. (Lelio non me la rapirà certamente). (da sé, parte