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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/154


Corallina. Il signor Pantalone fa a modo nostro; fra lei e me lo facciamo dire di sì a tutto.

Beatrice. Spiacemi che meco vi è questo pazzo di Lelio; non mi conviene lasciarlo partir solo, se qui è venuto con me.

Corallina. Resti a pranzo egli pure. Non vi è nessuna difficoltà.

Beatrice. Dubito che il signor Pantalone...

Corallina. Non ve l’ ho detto, signora ? Il signor Pantalone fa tutto quello che noi vogliamo.

Beatrice. So ch’ egli non passa fra gli uomini liberali.

Corallina. E noi lo facciamo liberale; egli auna la solitudine, e noi gli facciamo...

Beatrice. Noi, noi ; voi badate a dire noi facciamo, ed io credo che siate voi sola quella che fa.

Corallina. Per dir il vero, il povero mio padrone si lascia assai regolare da me.

Beatrice. Meglio per lui. Almeno gli farete fare una miglior figura nel mondo.

Corallina. Certo che i suoi denari glieli fo spender bene.

Beatrice. In fatti una volta si parlava di lui con pochissima stima. Tutti lo avevano per avaro.

Corallina. E lo sarebbe ancora, se non foss’ io.

Beatrice. Ma, Corallina mia, fra voi e me, dove andrà a finire questa parzialità che ha per voi il signor Pantalone ?

Corallina. Chi può saperlo ? Morendo, mi potrebbe lasciar qual- che cosa.

Beatrice. E vivendo, non potrebbe fare di più ?

Corallina. Certo che qualche cosa gli cavo di sotto. Il mio tempo non lo getto via.

Beatrice. Non sarebbe il primo caso, che un vecchio padrone sposata avesse la sua castalda.

Corallina. Oh, siamo lontani asscii.

Beatrice. Perchè?

Corallina. Perchè non mi ha meli dato un menomo cenno per poterlo sperare. Anzi, per dirvi la verità, si è meco spiegato che ha intenzione di accasarsi.