Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/130


Corallina. Che da lei si fa la cioccolata nella caldaia.

Ottavio. Sì, quando l’ invito è grande.

Corallina. E poi la tagliano in fette ...

Ottavio. Orsù, parliamo d’ altro ; voi non siete di questa villa.

Corallina. No, signore, son di Toscana, ma sono stata molto tempo in Venezia, maritata in casa del signor Pantalone de’ Bisognosi. Restai vedova, ed ora sono tre anni che servo in qualità di castalda.

Ottavio. Basta, si vede che la sapete lunga.

Corallina. E sì sono innocente come l’acqua.

Ottavio. Come l’ acqua de’ maccheroni, eh !

Corallina. Oh, appunto quel!’ acqua con cui ella si lava il viso.

Ottavio. Siete un’ impertinente.

Corallina. Davvero ? non mi conosco. Ho piacere ch’ ella mi abbia avvertita. Da qui avanti mi saprò regolare.

Ottavio. Colle persone della mia condizione si parla con rispetto.

Corallina. Capperi ! Eccome !

Ottavio. Finalmente son chi sono.

Corallina. Finalmente ella è .. ,

Ottavio. Che cosa sono?

Corallina. Quel che ha da essere, e che sarà.

Ottavio. Che vuol dire?

Corallina. Eh, m’intendo da me, quando dico torta.

Ottavio. Non vorrei che vi prendeste spasso di me.

Corallina. Oh, la mi compatisca, so il mio dovere. Illustrissimo, mi raccomando alla sua protezione.

Ottavio. Dove posso, comandatemi.

Corallina. Grazie alla bontà sua. Permetta che le baci la mano.

Ottavio. Oh, no, no...

Corallina. La prego ... (gliela bacìa)

Ottavio. Via, brava, portatevi bene ; e se non trovate il vostro conto a stare con Pantalone, verrete a stare con me.

Corallina. Oh, il ciel volesse ! Mi licenzierò, se dice davvero.

Ottavio. Non voglio far mal’ opera con questo buon uomo. Ma occorrendo ... basta, sapete dov’ è il palazzo. Addio, (parte