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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/93



mia povera casa, per la riputazione del mio povero nome. Caro monsieur Rainmere, mio figlio, quel disgraziato di mio figlio vi ha disgustato, vi ha offeso, e se potessi scancellar col mio sangue le vostre offese, tutto ve lo darei per muovervi a com- passione. Un figlio traditore, dopo avermi consumato tanto, e avermi, si può dire, precipitato, mi priverà ancora di quel- l’unico amico, che mi restava per conforto delle mie estreme necessità? L’avrei ucciso colle mie mani, se dopo i flagelli di questa vita, non mi spaventassero quelli dell’altra. Separate, vi prego, il padre dal figlio. (’) Lasciate a me castigar quell’ingrato, e voi movetevi a pietà di un povero padre, che in voi uni- camente confida (2).

Rainmere. Datemi la vostra mano. (s’alza)

Pancrazio. Eccola. (sì prendono per la mano)

Rainmere. Giuratemi sul vostro onore di non celarmi la verità.

Pancrazio. Ve lo giuro sull’onor mio ...

Rainmere. Andiamo. Io vi voglio aiutare. (parte

SCENA V.

Pancrazio solo. Che sia (3) benedetto ! Uomo veramente d’onore. Buon amico, vero amico. Cauto sì, ma sincero. Vero merccuite, specchio de’ ga- lantuomini. Buoni per se stessi, buoni pe’ loro amici, che uni- scono perfettamente all’ onesto interesse la giustizia, la mode- razione e la carità. (parte

SCENA VI.

Camera- Giacinto e Faccenda.

Giacinto. (Con uno stile alla mano, che vuol ferirsi.)

Faccenda. Si fermi, signore ... Non faccia ... Per amor del cielo, non dia in queste disperazioni. (1) Pap. aggiunge: Odiale chi merita, amate chi vi ama. (2) Pap.: di un povero vecchio, che colle lagrime agli occhi vi prega di aiuto, di soccorso, di carità. (3) Pap.: siate.