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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/90


Beatrice. Io poi sono la più afflitta di tutti.

Rainmere. Voi? Perchè?

Beatrice. Ho troppe cose che mi tonnentano.

Rainmere. E quali sono, madamigella?

Beatrice. Il padre.

Rainmere. Bene.

Beatrice. Il fratello.

Rainmere. Si.

Beatrice. La casa. Rain’MERE. Giustamente.

Beatrice. E un’ altra cosa, che non ardisco di dire.

Rainmere. Se non ardite dirla, crederò che non vi convenga, ne io v’importunerò per saperla.

Beatrice. Certamente sarete poco curioso di quelle cose che non vi premono.

Rainmere. Se si tratta del vostro bene, questo è quel che mi preme.

Beatrice. Eh monsieur Rainmere, voi sapete fare dei complimenti.

Rainmere. No, madamigella, non ne so fare. Amo la verità.

Beatrice. Per questo, perchè amate la verità, capisco che non vi curate di persona alcuna di questa nostra famiglia.

Rainmere. Perchè pensate questo?

Beatrice. Perchè volete partire. Perchè partendo non avete ri- guardo di rovinare una casa, d’uccidere un vecchio, e di(i)... (si cuoprt gli occhi col fazzoletto)

Rainmere. Seguitate. (con premura)

Beatrice. Perdonatemi. (2) (come sopra

SCENA III.

Faccenda e detti

Faccenda. Si può venire? (di dentro)

Rainmere. Che vuoi?

Faccenda. Perdoni; il mio padrone... La padroncina? Compatisca... (I) Pap. aggiunge: portar v/a Il cuore di una... (2) Il seguito delia scena, com’è nell’ed. Paperini, vedi in Appendice (A. III, se. III).