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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/83


SCENA XVII.

Faccenda e detti.

Faccenda. Signori, che cosa c’è ?

Giacinto. Coi galantuomini non si tratta così.

Faccenda. Signore, il signor Pancrazio è qui, che vorrebbe par- lare con V. S. (a monsieur Rainmere)

Rainmere. Ditegli che or ora io e mia nipote ce ne anderemo di casa sua.

Faccenda. Ma perchè, signore?

Rainmere. Perchè suo figlio è un pazzo. (parte

SCENA XVIII.

Giacinto e Faccenda.

Giacinto. A me pazzo ? A me ?... (vuol seguirlo)

Faccenda. Si fermi. E qui il suo signor padre.

Giacinto. Ingiuriarmi! Lo voglio mortificare (i).

Faccenda. Venga, signor padrone. Veda suo figlio. (alla scena)

Giacinto. Viene mio padre. E meglio ch’ io parta. Lo ritroverò il signor Olanda, lo ritroverò. (parte

SCENA XIX.

Pancrazio gli corre dietro sino dentro la scena, e detto.

Faccenda. Si fermi, ascolti. Questo giovine vuol essere il suo precipizio. (torna Pancrazio)

Pancrazio. Scellerato ! ti giungerò. Si è chiuso in camera. Che è stato, Faccenda?

Faccenda. Non so niente. Strepiti grandi. Monsieur vuole andar- sene di questa casa.

Pancrazio. Per qual cagione? (1) Pap.: ammazzare.