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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/79


Madamigella. Deggio parlarvi per commissione di vostra sorella.

Giacinto. Che vuol da me mia sorella?

Madamigella. Ella è innamorata.

Giacinto. Ho piacere. S’accomodi.

Madamigella. Ma l’amcinte, per dirla, non è degno di lei.

Giacinto. Con chi fa all’amore?

Madamigella. Vi dirò : il di lei genio la porta ad amare una persona che non merita l’amor suo.

Giacinto. Che vuol dire?

Madamigella. Un giovine nato civile, se vogliamo, ma che ha massime vili.

Giacinto. Oh, fa male mia sorella.

Madamigella. Accordate anche voi, che fa torto alla nascita chi la deturpa? Gacinto. Non v’ha dubbio.

Madamigella. Sappiate di più, che codesto giovine da lei amato è un giuocatore, che consuma nelle biscazze il tempo, il denaro e la salute medesima.

Giacinto. Peggio. Starebbe fresca!

Madamigella. Ah! che dite? Un giuocator di questa sorta è un bel fior di virtù?

Giacinto. Il giuoco, il giuoco ... Basta. Tiriamo innanzi.

Madamigella. Oh che poca considerazione ha questa vostra so- rella ! Il di lei amante è rovinato, ha precipitata la casa in crapule, in feste, in divertimenti, in compagnia di gente trista, in case o disonorate, o sospette.

Giacinto. Come ! E divenuta pazza ? Con questa sorta di gente fa all’amore? Voglio dirle l’animo mio. Voglio che mi senta...

Madamigella. Fermatevi : non tanto caldo. Sapete chi è la per- sona viziosa, che ama vostra sorella?

Giacinto. Chi è questo miserabile uomo?

Madamigella. Il signor Giacinto.

Giacinto. Io?

Madamigella. Sì, voi. Guardatevi in quello specchio (1) in cui i vizi (1) Pap. aggiunge: in cui si ravvisano gli animi.