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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/78


Giacinto. Signora... mi fa arrossire.

Madamigella. Vi burlo, eh?

Giacinto. Non so che dire ...

Madamigella. Vi ha insegnato bene il vostro libro del mondo?

Giacinto. Confesso anch’ io che alle volte si falla.

Madamigella. Sapete che cosa vi ha insegnato questo vostro bel libro del mondo?

Giacinto. Che cosa dunque?

Madamigella. A trattar male colle persone civili.

Giacinto. Perchè, signora ?

Madamigella. Parvi una civiltà, una buona grazia, tollerare che una fanciulla per causa vostra soflhra il disagio di favellarvi in piedi ?

Giacinto. Perchè non si accomoda?

Madamigella. I miei libri, che non sono del vostro cattivo mondo, m’insegnano di non sedere, quando stia in piedi chi mi deve ascoltare.

Giacinto. Dunque converrà che sieda ancor io.

Madamigella. Così fareste, se aveste meglio studiato.

Giacinto. Quando non v’è altro male, vi rimedio subito.

Madamigella. (Gran giro mi convien fare, per giungere al punto che io mi sono prefisso). (da sé)

Giacinto. Ecco qui la sedia.

Madamigella. Sedete.

Giacinto. Mi maraviglio. Tocca a lei.

Madamigella. Effetto di vostra gentilezza. (siede)

Giacinto. Obbligo della mia servitù.

Madamigella. Oh signor Giacinto, questi termini, queste buone grazie, non le avete studiate nel vostro libro.

Giacinto. No, signora, sono cose che imparo da lei.

Madamigella. Dunque confessate che sinora avete avute delle cattive lezioni.

Giacinto. Sarà cosi.

Madamigella. (Va cedendo : spero bene). (da sé)

Giacinto. Ma che cosa ha da comandarmi?