Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/77


Madamigella. Siete poco avvezzo a trattar colle donne.

Giacinto. Dirò. Sinora ho sempre praticato con persone di con- fidenza. Soggezione non ne ho voluto mai.

Madamigella. Avete fatto un gran torto a voi medesimo.

Giacinto. Perchè?

Madamigella. Il vostro merito non doveva portarvi alle conver- sazioni indegne di voi.

Giacinto. Crede ella che io sia un giovine che meriti qualche cosa?

Madamigella. Sì, lo credo con fondamento.

Giacinto. Grazie, grazie, signora, grazie.

Madamigella. Le vostre amabili qualità potrebbero farvi onore, se voi le teneste in maggiore riputazione.

Giacinto. Signorina garbata, voi mi adulate, ma non ci sto. Se voi avete studiato i libri della filosofia, io ho studiati quelli del mondo, e ne so tanto che basta per condurvi alla scuola voi e dieci della vostra sorta.

Madamigella. Questo libro del mondo vi ha insegnato a disprez- zar voi medesimo ?

Giacinto. Mi ha insegnato a conoscere quando mi vien data la burla.

Madamigella. Credete dunque ch’ io vi burli ?

Giacinto. E come!

Madamigella. Ditemi : vi guardate mai nello specchio ?

Giacinto. Qualche volta, quando mi pettino.

Madamigella. Lo specchio vi dirà che siete bruttissimo.

Giacinto. No, signora, quando lo specchio mostra il naturale, non sono di me scontento.

Madamigella. Gli occhi vostri vi parranno imperfetti.

Giacinto. Non saprei : mi pare, se ho da dir quel ch’ io sento, che sieno passabili.

Madamigella. Che dite della vostra fronte?

Giacinto. Io non dovrei dirlo, ma la mia aria non è da villano.

Madamigella. Signor Giacinto, begli occhi, bella fronte, bel labbro, e non sarete amabile?