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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/75


Beiatrice. Sì, è in casa da un’ora in qua, passeggia solo, è tur- bato, e qualche volta sospira.

Madamigella. (Chi sa che io (0 non abbia fatta qualche impres- sione nel di lui animo !) (da sé) Amica, con qualche pretesto man- datelo qui da me. Ora che non è in casa mio zio, posso pren- dermi qusJche poco di libertà.

Beatrice. Procurerò di mandarlo. Ma ditemi, madamigella, vostro zio vuol egli ammogliarsi?

Madamigella. Credo che lo farà, quand’io sarò allogata.

Beatrice. Una volta pareva ch’ egli avesse della bontà per me.

Madamigella. Sì, è vero; ha della stima di voi.

Beatrice. Basta ... non dico altro.

Madamigella. V’ intendo ; e credetemi, che anche per questa parte vi sarò amica.

Beatrice. Ora vi mando subito mio fratello. (con allegria)

Madamigella. Fatelo con buona grazia.

Beatrice. (Oh, monsieur Rainmere sarebbe per me una bella fortuna). (da sé; parte

SCENA XIII.

Madamigella Giannina sola. Eppure è vero. Lo provo io medesima. Amore è un non so che superiore al nostro intelletto, e vincitor delle nostre forze. Per quanta resistenza voglia fare ad una passione (2) che mi trasporta ad amare uno che non lo merita, sono quasi forzata ad ar- rendermi, e ad assoggettare la mia ragione ad un piacer per- nizioso. Che forza è questa? D’attrazione ? Di simpatia? Odi destino? Qual filosofo me la saprebbe spiegare? Ma la dot- trina è inutile, dove l’ciffetto convince. Io l’amo, e tanto basta. Il conoscerlo indegno d’ amore non opra ch’ io l’ abbandoni, ma che lo desideri degno d’essere amato. Al desiderio unir voglio l’opera mia ; e se mi riesce cambiargli il cuore, potrò (1) Pap. aggiunge: a quest’ora. (2) Pap. aggiunge: ridicola. e