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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/73


Pancrazio. Chi è questo disperato, che vi vuol dare il dieci per cento ?

Corallina. Non posso dirlo, signore.

Faccenda. Glielo dirò io : è il signor Giacinto, suo degnissimo figlio ?

Pancrazio. Mio figlio?

Faccenda. Signor sì, e tempo fa Corallina medesima ne ha dati a lui altri cento e cinquanta al medesimo prezzo.

Pancrazio. Oh povero me! Sempre peggio.

Corallina. Come diavolo l’ avete saputo? (a Faccenda)

Pancrazio. Disgraziata! Vai a dar denari a mio figlio? Ancor tu per avarizia procuri il precipizio della mia casa? Ma senti, questa volta il male cade sopra di te. I tuoi denari li hai perduti : te li ha mangiati, pazza, senza cervello che sei. Tuo danno: maledetto interesse! (1) Ed io misero ho da soffrire il danno e la vergogna ! Ah figlio sciagurato ! Maladetto giuoco ! Questo me l’ha rovinato, me lo ha precipitato. (parte

SCENA X.

Faccenda e Corallina.

Corallina. Ma voi come l’avete saputo?

Faccenda. Padrona, vado a Rialto ...

Corallina. Ditemi, come avete saputo ch’io abbia dati questi denari al padron giovine?

Faccenda. Vuole che glielo dica?

Corallina. Si, mi farete piacere.

Faccenda. Me l’ha detto Pasquino.

Corallina. Pasquino?

Faccenda. Signora sì, il suo caro, il suo sposo: donne, donne, che si attaccano sempre al peggio.

Corallina. Ma sentite ...

Faccenda. Padrona, vado a Rialto. (parte (1) Pap. aggiunge: Accieca tutti.