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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/70


Pancrazio. Andiamo a contar il denaro, e gli farò la scritta.

Dottore. Il denaro è bello e contato. Io vi do questa carta, e voi me ne darete un’altra di vostra mano.

Pancrazio. Ma il soldo dov’è?

Dottore. Domandatelo a vostro figlio.

Pancrazio. A mio figlio? Come c’entra mio figlio?

Dottore. Oh bella! Questa è la sua ricevuta. A lui ho dato i duemila ducati all’otto per cento ....

Pancrazio. A lui?...

Dottore. Si, a voi che siete il capo di casa, non ho difficoltà di lasciarli al sette.

Pancrazio. Oh povero me ! Faccenda ...

Faccenda. Un negozio buono, signor padrone.

Pancrazio. Dunque voi avete dato a mio figlio duemila ducati?

Dottore. Non lo sapevate?

Pancrazio. Non lo sapeva, né lo voglio sapere, e faccio il conto di non saperlo.

Dottore. Bisognerà bene che lo sappiate; e se non vi chiame- rete voi debitore di questa somma, farò i miei passi, e vostro figlio anderà prigione.

Pancrazio. In prigione mio figlio? Voi meritate di andare in ber- lina. Voi, vecchio avaro, che per un utile illecito, per guada- gnare un per cento di più, mi avete mancato di parola, e li avete dati a un giovine che negozia, è vero, ma finalmente in casa ha ancora suo padre vivo. Se glieli avete dati, vostro danno, meritate di perderli: maladetti (I) tutti quelli della vostra sorte, che facendo usure e scrocchi, precipitano la gioventù (2).

Faccenda. (Bravo da galant’uomo ! Ha parlato da par suo), (da sé)

Dottore. Se non mi pagate con altra moneta che con questa, ora vado a farmi fare giustizia. (mostra d’andarsene)

Pancrazio. Fermatevi, uomo senza onore, senza coscienza.

Faccenda. (Lasci che vada. Che cosa può fare?) (a Pancrazio (1) Pap.: maladetlo voi e maladetti ecc. (2) Pap. aggiunge : rovinano le case, man- tengono i vizi, i disordini, il gioco, le crapule e le disonestà.