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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/67


Rainmere. (Il figlio fa disonore al padre, ed il padre si rovinerà per il figlio).

Faccenda. M’ha capito?

Rainmere. Ho inteso (l). (come $opTa)

Faccenda. E più presto che anderà a sollevarlo ...

Rainmere. Di’ al tuo padrone che tomi a casa, che qui l’aspetto. (2) (parte

SCENA VI.

Faccenda, poi Pancrazio.

Faccenda. Che mai vuol dire questa novità? E forse pentito di girare al^ mio padrone li diecimila ducati, che gli ha pro- messo ? E pure un uomo puntuale, che fa conto della sua pa- rola quanto della sua vita. Che dirà il povero signor Pan- crazio? Piangeva dall’allegrezza narrandomi come una provvi- denza del cielo l’ esibizione di questo galantuomo ; e ora se gli porto questa risposta, che mai dirà? E veramente sfortunato. Tutte le cose vanno male per lui, ho timore senz’altro ...

Pancrazio. Che fai. Faccenda, che non vieni mai? Hai trovato l’Olandese ?

Faccenda. L’ho trovato.

Pancrazio. Che dice? viene a Rialto?

Faccenda. Un momento fa era qui, ed ora è tornato a casa.

Pancrazio. Ma non gli hai detto, che con premura lo stava at- tendendo ?

Faccenda. Gliel’ ho detto e mi ha risposto...

Pancrazio. Che? E forse pentito?

Faccenda. Ha detto che vossignoria vada a casa subito, che l’a- spetta.

Pancrazio. A che fare a casa? I denari ha detto di girarmeli in Banco. Sta a vedere che si è pentito. Faccenda, se questo è vero, sono precipitato. ( l ) Pap. aggiunge : (Diecimila ducati in questa casa non son sicuri), (2) Pap. aggiunge : « Face. A/a signore... Rain. M’ hai capito ? (Ajutar va bene, gettar va male. Rischio pa- zienza, ma precipizio mai), parte ».