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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/65


Giacinto. Ho comprato una partita di formaggio di Sinigaglia, e vi posso ricavare il trenta per cento di utile.

Rainmere. Bene.

Giacinto. Avrei necessità di dugento ducati ; posso sperare che monsù (1) me li presti?

Rainmere. Aspettate. (mette le mani in tasca)

Giacinto. (Finalmente è alloggiato in casa nostra, non mi dirà di no). (da se)

Rainmere. Favorite : conoscete questo carattere ? (gli mostra un foglio)

Giacinto. Signor si ; questa è una mia lettera di cambio per cento zecchini che m’avete prestati; avete timore che non ve li dia?

Rainmere. Quando avrete pagati questi, me ne chiederete degli altri. (rimette il foglio in tasca)

Giacinto. O che caro signor Olandese ! (con disprezzo)

Rainmere. (Lo guarda bruscamente senza parlare.)

Giacinto. Quattro mesi ch’ è in casa nostra, e non si può avere un servizio.

Rainmere. Vi pagherò l’incomodo di quattro mesi.

Giacinto. Ma casa nostra non è una locanda.

Rainmere. £ vero ; in una locanda si spende meno.

Giacinto. I cento zecchini ve li renderò.

Rainmere. Dovevate avermeli resi.

Giacinto. Son un galantuomo.

Rainmere. Vi è alcuno che non lo crede.

Giacinto. Chi è che non lo crede?

Rainmere. La piazza.

Giacinto. Mi maraviglio di voi.

Rainmere. Ed io niente di voi.

Giacinto. Che vorreste dire?

Rainmere. Perdonate.

Giacinto. Via, siamo amici; non voglio averlo per male. Siete più vecchio di me, potete esser mio padre. Vi amo e vi ri- spetto, ed ho per voi quella stima che meritate. (!) Pap.: monsieur Rainmur.