Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/63



di formaggio di Sinigaglia, col respiro di mesi sei al pagamento, e ancor di questo, esitandolo, ricaverò almeno un centinaio di fìlippi.

Lelio. Buono ; mangeremo del buon formaggio. Ve lo farò vender io.

Giacinto. Ma conviene ch’ io gli dia per caparra dieci zecchini.

Lelio. Li avete promessi ?

Giacinto. Li ho promessi.

Lelio. Quando avete promesso, bisogna darli.

Giacinto. Ma non ne ho uno. Caro amico, prestatemeli.

Lelio. Io? non ho un soldo.

Giacinto. V’ho pur dato questa mattina venti zecchini per voi, e trenta per Y abito della Virtuosa.

Lelio. Bene ; li ho spesi.

Giacinto. L’ abito dov’ è ?

Lelio. L’ ha avuto chi l’aveva da avere.

Giacinto. Almeno dovevate lasciarmelo vedere.

Lelio. Doveva portarvi V abito nella bisca ?

Giacinto. Voglio andar ora dalla cantatrice, a vedere se l’ abito le va a segno.

Lelio. Sì, andate. Appunto ella vi attende per chiedervi la guar- nizione.

Giacinto. Guarnizione ? Anderò un’ altra volta. Ma, caro amico, prestatemi voi questi dieci zecchini. Sapete pure, che quando ne ho avuti, ve n’ho sempre dati.

Lelio. Anch’ io, se ne avessi, ve li darei.

Giacinto. Che avete fatto de’ venti zecchini ì

Lelio. Che avete fatto voi de’ duemila ducati ?

Giacinto. Io li ho giuocati.

Lelio. Ed io li ho spesi.

Giacinto. Ingegniamoci per questo formaggio.

Lelio. Non saprei.

Giacinto. Guardate se avete qualche cosa da impegnare ; per gli amici si fa di tutto.

Lelio. Io non ho niente.

Giacinto. Caro amico, non mi abbandonate.