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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/567


SCENA XXX.

Ottavio col lume e pistola alla mano, e detti.

Corallina. Aiuto ! (si scosta)

Lelio. Come ! (vedendo Florindo)

Florindo. Indietro. (colla pistola alla mano)

Lelio. Che tradimenti !

Ottavio. Ah scellerata ! ah indegna ! (colla pistola contro Corallina)

Corallina. Aiuto.

SCENA XXXI.

Arlecchino e detti.

Arlecchino. Sior padron, i sbirri.

Ottavio. I sbirri ? Tieni, porta via. (gli dà la pistola)

Florindo. La corte ? Tenete, nascondetela, (dà la sua ad Arlecchino)

Arlecchino. Oh poveretto mi! I me menerà via mi. Salva, salva. (le nasconde)

Corallina. (Son perduta ; non v’è più rimedio). (da sé)

Ottavio. Chi ha fatto venire i sbirri?

Arlecchino. Son sta mi, sior, perchè ho sentido dei ladri.

Ottavio. Presto, giacché v’ è la corte, venga, e conduca via quella scellerata.

Lelio. Si, colei merita di essere severamente punita.

SCENA ULTIMA.

ROSAURA e detti.

Rosaura. Perfida Corallina, voi mi volevate tradire.

Corallina. Sì, volevo tradirvi. Volevo darvi nelle mani del si- gnor Lelio, togliervi per sempre a quelle del signor Florindo, unicamente per vendicarmi di lui. Son dominata dallo spirito della vendetta. Questa mi ha fatto scordare de’ miei doveri, del bene avuto dal mio padrone, e quanto potevo da lui spe-