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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/564


Corallina. In una buona camera: statevi due momenti, che su- bito vi conduco la signora Rosaura.

Florindo. (Ecco che cosa fa l’amore. Arrisico la vita per cosi poco). (da sé, entra)

Corallina. E due. Vonei che venisse il signor Lelio. Se non viene, di due cose ne farò una : Rosaura resterà lì, ed io anderò con Florindo. (parte

SCENA XXV.

Ottavio dalla camera col lume, poi FlorinDO.

Ottavio. Oh che briccona ! Presto, presto, fin che v’ è tempo. (apre la porta di Florindo)

Florindo. Alto. (con una pistola alla mano)

Ottavio. Coli’ armi alla mano?

Florindo. Alto, dico.

Ottavio. Per che cosa siete qui ?

Florindo. Per isposar vostra figlia.

Ottavio. Così si sposano le canaglie, non le figliuole oneste e civili.

Florindo. Avete ragione; ma Corallina m’ha detto che la volete dare ad un altro.

Ottavio. Non v’ho detto io di darvela due ore sono ?

Florindo. Corallina mi ha imbrogliato.

Ottavio. Animo, venite qui.

Florindo. Badate bene, signor Ottavio ...

Ottavio. Zitto, Rosaura, fuori di lì. (chiama

SCENA XXVI.

Rosaura e detti.

Rosaura. Ah, signor padre ...

Ottavio. Presto, datevi la mano.

Rosaura. Vi prego ...

Ottavio. Dagli la mano, che ti caschi la testa. (a Rosaura