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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/553


SCENA XIV.

Ottavio col lume e la suddetta.

Ottavio. Che rumore di porte è questo? Che fcii tu qui all’oscuro?

Rosaura. Niente, signore. (tremando)

Ottavio. Tu tremi ? Ti confondi ? Chi ha serrata quella porta ? Chi è uscito per di là? Parla, confessa.

Rosaura. Ammazzatemi una volta, e levatemi da tante pene.

Ottavio. Si, t’éunmazzerò, se non parli. (caccia un coltello)

Rosaura. Aiuto.

SCENA XV.

FlorinDO sulla porta, e detti.

Florindo. Come !

Ottavio. Voi in quella camera ?

Rosaura. (Povera me !) (da sé)

Ottavio. A me rispondete. Voi qui ?

Florindo. Signor Ottavio, ci sono. Non so che dire. Ci sono, ma senza colpa. Ci sono stato condotto.

Ottavio. Chi v’ ha condotto ?

Florindo. Bisogna dirlo. Non posso celare la verità. Mi ha con- dotto la signora Beatrice.

Ottavio. Ah nipote indegna ! tu me la pagherai.

Florindo. Ma voi, signora Rosaura ...

Ottavio. E a che siete qui venuto ?

Florindo. Caro signor Ottavio, placatevi per un momento, vi dirò tutto : son galantuomo, pronto a darvi qualunque soddisfazione. Lasciate che mi chiarisca di un fatto.

Ottavio. Che fatto ? Che temerità ! Che insolenza ! Saranno col- tellate, pistolettate : anderete fuori di questa casa morto, in pezzi, trucidato.

Florindo. Sì, tutto quel che volete. Signora Rosaura, dite la ve- rità : non eravate voi poco fa in quella camera ?

Ottavio. Tu in camera con lui ?