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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/552


Florindo. Lo sapete voi dove sia? (a Lelio)

Lelio. Non è costì la signora Rosaura ?

Florindo. Vi dico che non Io so ; aspettate che vi saprò dire ... (prende il lume dal tavolino presso la porta) (Che vedo !) Sì, signore ; è qui. (a Lelio)

Lelio. Giuro al cielo !

Florindo. Che e’ è, padron mio ?

Corallina. Entrate. (a Lelio, non veduta da Florindo)

Lelio. Sì, entrerò ...

Florindo. Con sua licenza. (entra, e chiude la porta)

Corallina. Tradimenti. Tradimenti.

Lelio. Tu sei la traditrice. Tu sei l’ indegna. Giuro al cielo, tu me la pagherai. (parte

SCENA XII.

Corallina sola. Povera me ! Presto, avvisar il padrone ... Ma se li trova in ca- mera, li fa sposare; ed io, se segue un tal matrimonio, crepo dalla rabbia, e più non vedo la mia vendetta. All’ arte. Ehi, signora Rosaura, uscite, presto : è qui vostro padre, (alla porta

SCENA XIII.

Rosaura col lume sulla porla, poi Florindo, e la suddetta.

Rosaura. Oh cielo ! In qual imbroglio mi trovo !

Corallina. Niente, niente. (spegne il lume a Rosaura)

Rosaura. Ma perchè?...

Florindo. Dove siete?

Corallina. (Dà una spinta a Florindo, lo caccia in camera, e vi entra ella ancora all’oscuro, e chiude la porta.

Rosaura. Signor Florindo, Corallina : ohimè ! Non sento nessuno. Mi hanno lasciata sola. Mi hanno lasciata al buio. Veggo un lume. Chi sarà mai ?