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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/551


Beatrice. Mia cugina ha necessità di parlìurvi. Plori NDO. Dove ritrovasi ?

Beatrice. Sarà nella sua camera ; ma prima di conduni da lei, aspettate ch’ io vada a veder se è sola, e se vi posso intro- durre senza che mio zio vi sorprenda.

Florindo. e intanto ho da restar qui esposto a chi va e chi viene?

Beatrice. Vi nasconderò in quella stanza, (accenna quella di Rosaura)

Florindo. Che camera è quella ?

Beatrice. E una stanza quasi disabitata. Mio padre se ne serviva di studio ; ma ora non Y adopera alcuno.

Florindo. Signora Beatrice, badicuno bene a quel che si fa. Bel\TRICE. Sento gente. Presto, presto, entrate. (apre la porta)

Florindo. Il cielo me la mandi buona, (entra, e Beatrice chiude la porta)

Beatrice. Presto, presto, ad avvisar mia cugina. (parte

SCENA X.

Corallina e Lelio.

Corallina. Venite con me, signor Lelio; fate quel che vi ho detto, e non dubitate.

Lelio. Il cimento è grande. Non vorrei che il signor Ottavio ed io ci ammazzassimo.

Corallina. Non vi è pericolo. Ecco la camera della signora

Rosaura.

Lelio. Ah ! Mi pento quasi d’ esser venuto.

Corallina. Ho aperto. Entrate.

Lelio. Entrerò ...

SCENA XI.

Florindo sulla porta colla spada alla mano, e detti.

Florindo. Chi è che pretende di entrar qua dentro ?

Lelio. Come ?

Corallina. (Oh diavolo !) (si nasconde)

Lelio. Dov’ è la signora Rosaura ? (a Florindo