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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/550


Corallina. Io le ho sempre voluto bene. E vostra figliuola, e tanto basta ; l’ amo come se fosse mia. Spero che le sarò in luogo di madre, se le vostre parole non sono finte e bugÌ£urde.

Ottavio. Come finte? se sapete che io vi voglio parlare su questo proposito ?

Corallina. Via dunque, andiamo, e parlatemi con qualche con- clusione.

Ottavio. Sì, la conclusione ...

Corallina. Andiamo nella vostra camera, fatemi questo piacere.

Ottavio. Andiamo dove volete ... Ma Rosaura ...

Corallina. Lasciatela lì ; è bene che non senta questi nostri discorsi.

Ottavio. Impertinente ! (verso Rosaura) Andiamo. (a Corallina)

Corallina. Andate avanti, che vengo subito.

Ottavio. Ma fate presto. Sì, la voglio cacciar in un ritiro.

Corallina. Maritatela.

Ottavio. Con chi ?

Corallina. Col signor Lelio.

Ottavio. Puh ! con quella bestia ? (parte)

Corallina. Chi più bestia di te! Ma presto, torniamo dal signor Lelio ; e giacche l’ amica è all’ oscuro, tentiamo il colpo, (parte

SCENA IX.

Beatrice e Florindo.

Beatrice. Venite con me; non abbiate paura.

Florindo. Signora Beatrice, voi mi mettete in un brutto impegno.

Beatrice. Siete di così poco spirito ?

Florindo. Dello spirito ne ho il mio bisogno, e in un incontro son giovane da sapermi guardare ; ma venir in casa di uno che non mi vuole, con quel che è stato, con quel ch’ è successo : non vorrei che si dicesse aver io commesso un’ azione cattiva.

Beatrice. Finalmente son io che v’ introduco. Potete sempre sal- varvi con questa buona ragione.

Florindo. Eccomi qui: ci sono. Che speriamo noi da questa mia venuta ?