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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/55


Madamigella. No, amica, è parola di cui si servono gì’ Italiani.

Beatrice. Non l’ho mai sentita in vita mia.

Madamigella. Vi compatisco, vostro padre non vi avrà permesso studiare.

Beatrice. Lo studio che mi ha fatto fare, consiste nella rocca, nell’ago e nel ricamo.

Madamigella. Povere donne! Ci tradiscono i nostri padri mede- simi ; essi e’ impediscono di studiare, fondati sulla falsissima prevenzione che lo studio non sia per noi. Credono che l’in- telletto delle fanciulle non sia disposto alle scienze, e talora violentano allo studio un maschio, che inclinerebbe al lavoro, e condannano alla rocca una figlia, che avrebbe tutta l’ abilità per diventare sapiente.

Beatrice. Dite la verità, cara amica: se mio padre mi avesse fatto studiare, sarei riuscita assai meglio di mio fratello.

Madamigella. Il signor Giacinto (l) ha sortito bellissimi doni dalla natura.

Beatrice. E quali son questi doni?

Madamigella. Quelli che cogli occhi si veggono. Un bell’aspetto, un’aria brillante, un primo abbordo che ferma.

Beatrice. Vi piace dunque mio fratello? Che sì, che ne siete innamorata ?

Madamigella. Forse ne sarei innamorata, se a fronte di quelle cose che in lui mi piacciono, non ne avesse altrettante che mi dispiacciono.

Beatrice. E quali sono le cose che in lui vi dispiacciono?

Madamigella. Quelle che da una mala educazione derivano.

Beatrice. Nostro padre lo ha sempre bene educato.

Madamigella. Mentre il padre lo educava bene, le male prati- che lo educavano male.

Beatrice. Eccolo ch’egli viene.

Madamigella. Peccato ! Un giovine di quella sorta senza una dramma di buona filosofia. (1) Pap. aggiunge: vostro fratello.