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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/542


Rosaura. Voi siete nata per tormentarmi.

Corallina. Non so che dire; se penso bene alle cose seguite, vedo a mia confusione, che avete qualche ragione di l£unen- tarvi di me. Tuttavolta sono ancora in caso di rimediare al mal fatto, e posso rendervi consolata.

Rosaura. Sì, SI, prendetevi spasso d’ una povera figlia abbando- nata, perseguitata, tradita.

Corallina. Sentite, signora Rosaura : la verità non si può nascon- dere. Il signor Florindo ha promesso di sposarmi, e dica ciò che vuole, lo scritto è scritto, e dice il proverbio : carta canta, e villan dormi (0. Vedo per altro, che il signor Florindo è inna- morato più di voi che di me ; onde non mi ha amata mai, o si è pentito adesso di cimarmi. Comunque sia la cosa, crede- temi, ve lo giuro, non lo sposerei per tutto l’ oro del mondo.

Rosaura. Sì, sì, lo dite per lusingarmi, ma avete in tasca la sua obbligazione. Dirò come dite voi : carta canta, e villan dormi.

Corallina. Per farvi credere una cosa, bisogna farvela toccar con mano. Vedete voi questi pezzi di carta ?

Rosaura. Li vedo : che cosa sono ?

Corallina. Ecco qui : Prometto e giuro sposare ecc. Florindo Aretusi affermo.

Rosaura. E che vuol dire ?

Corallina. Non vedete? Questa è l’obbligazione che mi aveva fatta il signor Florindo, stracciata, ridotta in pezzi, e resa inutile affatto. RoSAUFlA. Chi ve l’ha fatta stracciare ?

Corallina. L’ ho stracciata da me medesima.

Rosaura. Ma perchè?

Corallina. Per più ragioni, tutte giuste, tutte buone e tutte oneste. In primo luogo : chi non mi vuol, non mi merita. In secondo luogo : se egli è pentito d’ aver promesso di sposarmi, non voglio pentirmi io dopo d’ averlo sposato. Terzo : ho qualche speranza nelK affetto del mio padrone. E per ultimo : non voglio (1) Coti nel testo. Più comunemente dorme.