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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/538


Lelio. Una bricconata.

Ottavio. Bricconata ? Bricconata ? (masticando)

Lelio. Siete in parola con me di darmi la vostra figlia ; me lo fate dire espressamente da Corallina ; e poi la volete dare ad un altro ?

Ottavio. Vi dirò, amico ...

Lelio. Siete un mancator di parola.

Ottavio. Ah! (sospira e freme)

Lelio. Sono azioni che meritano stilettate.

Ottavio. (Oh, se resisto è un prodigio). (da sé)

Lelio. La signora Rosaura ...

Ottavio. Via, Rosaura sarà vostra: ve lo prometto.

Lelio. E poi mi tornerete a mancar di parola. Dagli uomini senza fede non si può sperare di meglio.

Ottavio. (Oh ! mi pizzicano le mani). (da sé)

Lelio. Se non foste più vecchio di me, vi metterei le mani addosso.

Ottavio. Le mani addosso?

Lelio. Sì, vorrei che mi rendeste conto della mala azione.

Ottavio. (E non ho d’andar in collera ?) (da sé)

Lelio. (Costui è diventato un porco). (da sé)

Ottavio. Volete altro che Rosaura ? Vi torno a dire, Rosaura è vostra.

Lelio. Ma perchè volevate voi dada al signor Florindo?

Ottavio. Perchè ... non sapevo che Corallina vi avesse detto quello che le ho detto io.

Lelio. Vi confondete. Si vede che siete ...

Ottavio. Che cosa sono ?

Lelio. Un farabutto.

Ottavio. Eh, giuro a Bacco, (mette mano sulla spada, fremendo) Chi si può tenere, si tenga.

SCENA XII.

Corallina ed i suddetti.

Corallina. Alto, alto, signori miei. Bravo, signor padrone, man- tenete bene le promesse, i giuramenti.

Ottavio. Corallina mia, son quasi crepato.